• Lewis Hine

L’infanzia negata

L’unica cosa che il lavoro infantile produce è il ripetersi ininterrotto dello stesso tragico racconto. Il racconto di giovani vite distrutte in un sistema di produzione che dilata a dismisura i tempi del lavoro portandole all’abbrutimento… I bambini iniziano a lavorare con il cuore aperto e il viso disteso, perché il lavoro all’inizio appare come un divertimento. Poi finiscono nel ‘Cumulo dei Rifiuti Umani’, già prima che la loro esistenza muova i primi passi sicuri…

Un bambino che lavora in fabbrica è destinato a diventare produttivamente inutile. Da adulto lavorerà per un salario infimo. È il primo ad essere disoccupato in tempo di crisi e l’ultimo ad essere assunto quando l’economia è prospera. È colui che vive in case popolari da due stanze e i suoi bambini saranno i primi ad essere assunti in fabbrica…

(Lewis Hine, “The High Cost of Child Labor”, in Child Labor Bulletin, vol. 3, n. 1, maggio 1914, p. 56 e p. 131.)

 

Nei primi anni del Novecento il fotografo statunitense Lewis Hine si impegna in un lungo lavoro di documentazione delle condizioni di vita delle classi popolari newyorchesi e in particolare del lavoro infantile, pratica comune che arrivava a coinvolgere due milioni di bambini.
Nel 1905 fotografa gli immigrati che sbarcano nel porto di Ellis Island, due anni dopo partecipa a un progetto di indagine sociologica sulla vita delle classi popolari della comunità di Pittsburgh, la Pittsburgh Survey. Dal 1907 lavora per il National Child Labor Commitee di New York scattando centinaia di immagini sul lavoro minorile: strilloni di giornali per le strade, lustrascarpe, minatori e raccoglitori di cotone, sgusciatori di ostriche e di gamberetti, piccoli lavoratori nei campi e operai nei cotonifici, nell’industria tessile, nelle vetrerie, aiutanti delle madri nel lavoro a domicilio. Bambini sottratti alla loro infanzia e privati di un futuro.
La sua attività si inserisce nell’intenso attivismo della cosiddetta Progressive Era americana degli anni 1890-1920, attraversata da una forte riformismo che coinvolge la società civile, il mondo intellettuale e il giornalismo militante, con testate come Charities and the Commons (poi divenuta The Survey). In questo contesto le sue foto contribuiscono ad alimentare il nascente dibattito sul diritto all’infanzia e a porre le basi per la riforma della legislazione sul lavoro minorile, che troverà però compimento solo nel 1938 con l’approvazione del Fair Labor Standards Act.
A distanza di più di un secolo queste immagini – secchi scatti di cronaca lontani dalla ricerca formale del Pittorialismo fotografico del tempo – rimangono una testimonianza fondamentale sull’America dei primi del Novecento, ma anche su una fotografia che scopriva, con precoce consapevolezza, le sue possibilità di informazione e di denuncia nella società.

 

Sull’argomento:

Giovanni Carlo Bonotto e Rodolfo Suppo, Infanzia rubata. Lewis W. Hine, le immagini che turbarono l’America, Fondazione Alberto Colonnetti, Torino, s.d.

America & Lewis Hine. Photographs 1904-1940, Aperture, New York, 1977.

Jacob A. Riis, How the other half lives, Dover, New York, 1971. (Con 100 fotografie di Jacob Riis)