• Romano Maniglia

Gli invisibili di Belgrado

Belgrado, gennaio 2017.

A pochi passi dal centro della città, dietro la stazione dei treni della capitale serba, vivono da parecchi mesi più di mille persone. Uomini, ragazzi e bambini che hanno imparato a diventare invisibili. Le loro sagome camminano nel freddo gelido di Belgrado, riscaldate solo dalla minestra calda preparata tutti i giorni dai volontari e dal fumo dei tanti fuochi improvvisati dentro vecchi capannoni abbandonati. Un’unica richiesta: “Open the borders”, mille storie di vita diverse ma tutte segnate da violenza, emarginazione, guerra e da strada, tantissima strada.
Tutti noi abbiamo il dovere morale di ascoltarli e di impedire che muoiano per il freddo o per le malattie respiratorie. Abbiamo il dovere morale di essere un’Europa che garantisce libertà e dignità a tutti gli esseri umani. Abbiamo il dovere morale di cancellare le frontiere e di aiutare la ricostruzione morale e fisica delle loro vite.
L’augurio più grande che voglio fare a tutte queste persone è quello di trovare al più presto un luogo che possano chiamare “la mia casa” ; intanto li ringrazio per la gentilezza con cui mi hanno aiutato a capire, aprendo con pazienza le porte della loro vita privata ad uno sconosciuto.

Romano Maniglia